giovedì 17 gennaio 2008

Mi mancherai, ciuffola mia. In the meanwhile studio, inganno il tempo ed attendo il tuo ritorno.

lunedì 14 gennaio 2008

Ai piedi ho un paio di calzini diadora, penso un fake, che proprio oggi ho casualmente indossato. Sono tuoi. Proprio oggi, quest'oggi che, ormai domani, si trasforma nel giorno in cui ci rivedremo, in cui ti abbraccerò di nuovo. Pensavo non ci saremmo più rivisti, sei mesi fa, credevo che il nostro ultimo abbraccio fosse un addio. Ed invece eccoti di ritorno in queste terre, eccoti di nuovo a contemplare questi orizzonti. Ti auguro d'essere cambiato, amico mio. T'auguro d'esserti avvicinato a te stesso.

giovedì 10 gennaio 2008

Onda frangente (ascendente)

Con estrema fatica
come un budello ritorto
che rimescola in vorticosi gorgoglii,
risali lenta,
portandoti a monte,
placando la corrente.

Ben simile e noi
striscianti uomini lumaca
affronti l'esistenza.
D'echi di sofferenza
anche tu porti il marchio.
Flessioni. Trecento almeno per togliermi di dosso questa voglia di saltare qua e là, questa voglia di fare qualcosa di pratico, di attivo, di vivo. Rimango invece chiuso in questa caverna e mi sento come una pallina rimbalzina scagliata con troppa forza in uno spazio ristretto, come un proiettile che schizza impazzito in ogni direzione, senza controllo.

lunedì 7 gennaio 2008

Fuori il fiume, come la vita, scorre indifferente. Sulle golene la neve bagnata lascia spazio all'erba morta, scoprendo una punta di desolazione. Vorrei avere qui, insieme, le persone a cui voglio bene per davvero, solo per poterle abbracciare e mostrare l'una all'altra che nessuno di noi è malvagio, che siamo tutti esseri fragili e che non dovremmo mai ferirci a vicenda. Mai.

domenica 6 gennaio 2008

Non so davvero, mio piccolo blog, se ti voglio ancora bene, dopo il brutto tiro che mi hai giocato. Forse ti perdonerò. Le parole, anche se sincere, sono un'arma a doppio taglio.

giovedì 3 gennaio 2008

L'universo, esistendo, può forse non sottostare ad alcuna legge? Ma se non vi fosse legge alcuna, principio alcuno, e solo caos, per quale motivo dovrebbe, a tratti, generarsi l'ordine? Forse, se in un solo punto o fenomeno esiste un ordine, questo invade ogni cosa. O forse continuo a cercare una fiamma di speranza che non faccia sprofondare tutto nel caotico indistinto.

Poi mi ricordo quanto siamo infimi, nell'universo. E questo non lascia dubbio alcuno, almeno per quanto riguarda il nostro destino di uomini.

mercoledì 2 gennaio 2008

Impermanenza. Si, impermanenza, una grande verità, questo lo capisco. Tuttavia ecco il dilemma: è possibile accettare l'impermanenza in modo permanente? Non è questo un concetto che per sua stessa natura deve fuggire a se stesso? Deve non rendersi comprensibile, a tratti, per essere universale? Ancora di più, se il principio è mutazione, come può esso non mutare e mantenersi immutabile, sempre uguale a se stesso?

Merda.

martedì 1 gennaio 2008

Benvenuto, erano anni che attendevo. Prego, siediti un momento. Ti offrirei del tè sinomarocchino, con lo zucchero, i chiodi di garofano ed una punta di cannella, come faccio con gli amici...ma immagino si raffredderebbe dopo qualche ora soltanto e noi dobbiamo rimanere assieme per molto, molto più tempo.

Forse ci vorremo bene.
Benvenuto, anno dell'infinità fortuna di forme e significati.
T'aspettavo.

lunedì 31 dicembre 2007

Addio, addio duemilaesette. Sei stato un anno così ricco, così pregno di sofferenza, di indecisione. Come l'oceano restituisce il naufrago alla terra, così tu mi hai voluto affogare e poi salvarmi, solo al prezzo di stravolgere la mia stessa vita. Non temo la strada che ho scelto e guardo al futuro con ritrovata serenità, ma non è certo affar tuo, il modo in cui accoglierò tuo figlio. Ti ho odiato, a momenti. Altre volte ho abbracciato le tue ginocchia salde, chiedendo pietà per me e per i miei cari, ma alcuni di loro non sono stati risparmiati. Non ti perdonerò, per questo.

Ed ora guardati, ansimante, mentre muori e osserva me, che ti sopravvivo e vedrò crescere i tuoi figli. No davvero, non andrò a piangere lagrime (quale ironia, in questa parola!) sulla tua tomba, sebbene invecchiando ti sia dimostrato gentile e più affettuoso.

Lento il sipario già si chiude e, tra gli applausi di alcuni ed i fischi di altri, tra gli inchini ed i sorrisi, questa tragicommedia che hai messo in scena è pur finita.

domenica 30 dicembre 2007

Un'orda di barbari cristiani invade la mia casa, parlando di strani riti, di cui non capisco molto, in cui si ingoia una parte del corpo del loro dio, che non solo è dio, ma anche uomo. Al mattino frotte di bimbi randagi, squadroni della Salvezza, bussano alla mia porta ridacchiando, chiedendo cibo per i poveri e rispondendo con disprezzo troglodita ai miei sguardi dubbiosi sui loro intenti di saccheggiare la mia dispensa. Ogni ora del giorno è ritmata dagli impegni con questi strani dei che, a dir loro, prendono posto nell'infinito imprecisato, oppure tra le stelle, un po' a destra della galassia di Andromeda. Sono dentro di noi, fuori di noi, in mezzo a noi, sono amore e fratellanza, sono il mio terrore inespresso di fronte a tutto questo.

Mi spaventano, ma non voglio essere sgarbato con loro, non voglio scacciarli come si fa con i topi, con la scopa. Solo, come al solito, dico qui quello che vorrei urlare loro in faccia.

Ho consumato un'altra vendetta.

sabato 29 dicembre 2007

Albina

Crisalide diurna,
sciafila farfalla
che schieri abiti di seta
a difesa della tua fragile natura.

Una notte di latte
avvolge il tuo corpo di cristallo.
Petali di papavero
ti difendono dal sole.

Albina di pelle delicata,
d'occhi vacui e chiari,
è timido e spaventato
il tuo inchino alla vita.

mercoledì 26 dicembre 2007

Sono seduto ad un tavolo, bevo caffè, nel tentativo di dare al mio cervello un motivo per non impigrirsi. Ricopio formule da una pagina all'altra, improbabili e perigliosi viaggi di equazioni differenziali mi portano in mondi che non conosco comprendo. Sebbene accetti la loro esistenza. In rari momenti d'eccitazione, ogni cosa vola al suo posto, tutto sembra sensato. Per gran parte del tempo, mi osservo da fuori e mi dico "povero imbecille".

La mattina mi sveglio tardi per la stanchezza, ma soprattutto perché la preoccupazione di non riuscire si mischia alla poca voglia di fare, in un pendolo di indecisione. E così mi arrotolo nel letto, mi incarto nelle coperte come un sigaro nella foglia di tabacco. Ed attendo che una mente più sveglia e raziocinante mi strappi dal caldo e dal morbido per rimettermi su questo tavolo dannato.

Sopraggiungono anche pensieri interessanti, ma non c'è tempo per sviscerarli.
Peccato.

domenica 23 dicembre 2007

Nota a margine di una giornata di studio: c'è qualcosa di magico nella possibilità di una corrente, a parità di portata o di energia, di trovarsi in stato veloce o lento. Ma quasi nessuno lo può comprendere, perché alcune poesie sono scritte con la matematica, ed ogni aggettivo è praticamente perfetto, esattamente al posto giusto, esteticamente compiuto e con significato infinitamente profondo. Può una formula suscitare emozioni?