mercoledì 30 aprile 2008

La prima volta ad un depuratore di acque reflue non si scorda in vita. Io ho perso la mia verginità a quello di Lavis, questo pomeriggio. Vasche piene di acqua e merda, piscio e acqua. La filtratura iniziale serve per eliminare bastoncini per le orecchie, assorbenti, preservativi, manici di scopa e stracci. Poi la vasca di sedimentazione, quella di nitrificazione dell'ammoniaca e di denitrificazione. I fanghi quando sono in eccedenza vengono allontanati, densificati fino a formare un liquido della densità della cioccolata calda, poi disidratato per formare delle "focacce di merda" alte qualche centimetro, che se ne escono su dei nastri. Puzza. Cose di dubbia forma e colore che galleggiano ovunque.

La prima volta ad un depuratore di acque reflue non si scorda in vita. E' importante sapere dove finisce la merda, limitarsi all'apparente semplicità della tazza del cesso è segno di superficialità nell'approccio al mondo.

2 commenti:

Giacomo ha detto...

non ti invidio, pure noi dobbiamo gestire qualche refluo, tra gli scarti della cantina a puzzosissimi sottoprodotti.

E se l'uva tanto genera come materia prima, non oso pensare a cosa generi una materia prima più volgare e più marrone.

Milarepa ha detto...

La merda è indubbiamente merda, e ad essa ognuno di noi attribuisce tutto un rosario di associazioni mentali ed emotive connesse al suo vissuto.
Tuttavia anche la merda può insegnarci qualcosa. Interdipendenza, umiltà e trasformazione.
Il nostro veicolo fisico vive grazie al "sacrificio" del regno minerale, vegetale, animale (e non solo)e grazie ad un Sole che consuma continuamente se stesso per donare la Vita.
Quando tiriamo la catenella dovremmo avere la consapevolezza che da noi è "uscito trasformato" ( e non è detto che sia in peggio) un "dono che continuamente riceviamo" e che è frutto di un reale "sacrificio". Tale riflessione dovrebbe richiamarci ad uno stato di profonda umiltà nel rapportarci con il "fuori" e ad un sentire di profonda unità con tutto ciò che ci circonda...
Si Giulio, concordo con te: limitarsi all'apparente semplicità della tazza del cesso è davvero un segno di volgare superficialità nell'approccio al mondo...