venerdì 22 maggio 2009

Le mirabili scoperte di cuore del dottor Bazzoli (Parte 1 di 3)

Pazzo. Pazzo, dicevano già le voci malevole mentre passava. Quel giorno effettivamente il dottor Bazzoli non appariva, almeno agli occhi dei suoi concittadini, nella sua veste migliore. Se ne andava, mezzo storto, con le gambe un poco piegate, facendo attenzione ad ogni passo, storcendo i piedi verso l‘esterno in una innaturale rotazione della caviglia. Aveva le braccia proiettate in avanti ed in quella tarda mattinata di primavera le mani si erano trasformate in scandagli, simili alle antenne delle formiche. Ogni tanto ne richiudeva una, la portava vicino al volto e la riapriva lentamente, con cura e premura. La osservava con estrema attenzione, con dedizione completa, mentre le dita si schiudevano una ad una: prima il pollice si separava dalle altre quattro dita, poi l’indice ed il medio, aprendo piano il palmo fino a distenderlo completamente. Il sole batteva sulla sua pelle anziana ed il dottor Bazzoli se ne stava lì, in un mondo tutto suo, ad osservare l’aria afferrata di recente, come se avesse un significato tutto nuovo e degno d’interesse. Chi tra i presenti provò ad avvicinarlo, a pochi passi dalla meta rinunciò all’intento, notando l’espressione del suo volto gioiosa, notando il grande sorriso che si allargava conquistando lo spazio dove prima v’erano, quasi sempre immobili, le sue guancie sbiadite e glabre. Guardandolo negli occhi era chiaro ai più che qualcosa quel giorno s’era rotto nella testa del dottore e che non sarebbe stata sufficiente una ordinaria prescrizione medica per far rinsavire il poveretto: le pupille erano infatti estremamente dilatate, l’iride marrone era come caduta dentro quei buchi neri e ne rimaneva solamente una corona assottigliata, un cerchio castano che cingeva l’oscurità come un fossato. Dai condotti lacrimali sgorgava copioso un pianto che scendeva giù a goccioloni, a fiumi, inondando le guance e quella smorfia di sorriso tanto pronunciata, fino al mento ed ancora giù, per cozzare, irrimediabilmente assorbite, sulla camicia bianca che aveva indossato nella meccanicità del mattino del giorno precedente. La cittadina dove il dottor Bazzoli viveva era uno di quei gioielli  architettonici fioriti durante il rinascimento italiano e, oltre ai monumenti, alle chiese, agli affreschi ed ai musei, a testimoniarlo vi era soprattutto un grande flusso di turisti di ogni genere, trasportati comodamente, particolare nient’affatto trascurabile per gli eventi che sarebbero accaduti di lì a poco, su calessi trainati da stanchi cavalli, a cui, per il rispetto del cittadino decoro, era stato vietato il più naturale dei diritti, e cioè quello di alzare la coda e espletare le proprie necessità fisiologiche in santa pace. Questi cavalli avevano dei sacchi, legati con qualche laccio misterioso alle natiche, a raccogliere le erbacee feci puzzolenti e così trainavano il calesse, peso della proprio sterco e turisti compreso. D’altra parte, se ci è permessa una riflessione, quella era una città di grande cultura e pregio artistico e l’uomo ama i cavalli ed i giri in calesse solo fino a quando non gli insozzano il selciato, fino a quando la civiltà non perde la sua pudica e morale rispettabilità. Le feci, per quanto siano per ognuno una realtà quotidiana, rimangono per tutti sgradevoli e private. Ecco un calesse con a bordo una intera famiglia, a giudicare dai berretti e dalle macchine fotografiche provenienti dall’Asia lontana o da un altro pianeta, che si fermò di colpo, proprio a pochi metri dal nostro eroe che, non dimentichiamolo, se ne andava per le vie della sua città fuori di senno. I cavalli affaticati battevano la fiacca ed il cocchiere li incitava com’è solito avvenga nelle città d’arte, con un frustino ed una valanga di improperi d’ogni genere. Uno dei cavalli in particolare, quello di destra, sembrava non volersi muovere di un solo passo ed il cocchiere nuovamente a convincerlo ad insulti e frustate. Il dottor Bazzoli per un istante guardò stupito la scena, come stupido ma soltanto stupito, per poi andare incontro alla bestia con i suoi premurosi passi storti, con gli occhi pieni di lacrime e quel sorriso stravagante. Il cavallo nitriva di dolore ed ecco che egli si avvicinò fino a sentire l’odore del pelo bagnato, allungò con calma le braccia e, sempre masticando l’aria con le mani, strinse il collo dell’animale in un lungo, tenero, amorevole, dolce e compassionevole abbraccio. Se lo strinse a sé come in gioventù aveva stretto qualche ragazza per cui aveva perso la testa, con affetto ed intimità. Appoggiò poi la guancia al pelo marrone e bianco e scoppiò poi in un pianto nuovo, questa volta smodato e rumoroso, come un lamento carico di sofferenza. Gli asiatici stupiti fecero decine di fotografie. Fotografarono quello sconosciuto abbracciato al cavallo, fotografarono i passanti che finalmente si decisero ad afferrare il dottore, strappandolo dal collo del nuovo inseparabile compagno, fotografarono gli uomini in bianco giunti dopo alcuni minuti sul posto e con gli ultimi scatti rubarono un ricordo di quando l’uomo ormai legato ad una barella veniva portato via su una piccola ambulanza. Pare che in queste foto, sullo sfondo, si notasse un importante monumento cittadino, a cui la famiglia non fece stranamente caso riguardando a posteriori quelle foto del viaggio in Italia. Misteri del turismo che a noi cittadini ordinari non è dato di comprendere. Nel frattempo il dottor Bazzoli era stato portato al più vicino ospedale psichiatrico per degli accertamenti ed ulteriori esami. Anche immobile sul lettino, il sorriso stravagante rimaneva dipinto sul suo volto, così come le lacrime continuavano senza pausa a comparire agli angoli degli occhi, come se qualcuno dall’interno stesse spremendo i bulbi come limoni maturi. Quel che accadde in seguito non è dato di sapere.

1 commento:

Nikolo ha detto...

Complimenti, scrivi proprio bene Giulio, posso dirtelo di slancio e in massima sincerità quando siamo sulla prosa e mi trovo a mio agio!
L'altro giorno quando ci siamo mancati su Gmail ti ho chiamato ma il telefono era irraggiungibile. Riproverò prossimamente!
Sperando che tutto proceda per il meglio ti mando un abbraccione!